Si è svolto nella notte al Madison Square Garden di New York il
Draft NBA 2009, il tradizionale appuntamento con le nuove scelte per le 30 franchigie del massimo campionato cestistico mondiale. Tut

to come previsto - in quello che molti hanno definito il Draft più povero da vari anni a questa parte - per quanto riguarda la chiamata
numero 1: il favoritissimo
Blake Griffin, ventenne ala forte proveniente dal college di Oklahoma, è il primo ad affiancare David Stern sul palco e ad infilarsi il cappellino della formazione che lo ha scelto, ovvero i
Los Angeles Clippers.
Le parziali sorprese sono arrivate in seguito, con il gigante (220 cm) Hasheem
Thabeet agguantato col numero 2 dai Memphis Grizzlies e il play spagnolo
Ricky
Rubio - la scelta più attesa da questa parte dell'oceano - scivolato fino alla quinta chiamata. Il suo arrivo a
Minnesota, franchigia protagonista anche al numero 6 con l'altro playmaker John Flynn, fa già discutere. L'ex Virtus Roma Brandon
Jennings rientra per un soffio nella Top 10 e vola a Milwaukee; c'è gloria anche per un'altra conoscenza dei nostri parquet, lo svedese di Biella Jonas Jerebko - scelto al secondo giro dai Detroit Pistons - mentre l'unico giocatore italiano in ballo, Daniel
Hackett, è rimasto fuori da tutte le 60 operazioni.
Ma in queste ore l'NBA sta vivendo momenti caldi grazie anche ai movimenti di mercato. La miccia è stata accesa da un pezzo da novanta,
Shaquille O'Neal: l'ormai storico centro, 37enne ma ancora in grado di dare un contributo all'altezza della sua fama, lascia Phoenix e si tr

asferisce ai
Cleveland Cavaliers. In cambio vanno ai Suns ben 3 giocatori (tra cui Ben Wallace) e 500mila dollari. Per il team dell'Ohio, dopo la delusione degli ultimi playoff, è il colpo necessario per rilanciare subito le ambizioni di titolo e creare - con
Shaq e Lebron James - una straordinaria coppia sul campo e a livello mediatico.
Fervono gli scambi e si muovono altri nomi importanti: un'altra superstella,
Vince Carter, si sposta infatti dai New Jersey Nets agli
Orlando Magic, all'interno di un grosso affare tra le due formazioni che vede interessati altri 4 giocatori.
Vincredible, 32 anni, vola quindi in Florida per rafforzare il roster della franchigia già finalista nella stagione appena conclusa. Gli ultimi rumors made in USA riguardano anche i nostri colori, con al centro delle voci
Marco Belinelli: il bolognese vuole precise garanzie in vista della sua terza stagione NBA, che evidentemente non è convinto di poter ottenere da Golden State e coach Nelson, e alla finestra per lui si sono affacciati i
Phoenix Suns.
I campioni in carica si fermano, in finale di Conference contro uno scatenato James ci va Orlando. All'orizzonte, una sfida tra superstelle per l'anello 2009. Tra sospirate conferme e almeno parziali colpi di scena, nella notte i playoff NBA hanno visto completarsi il quadro delle finali di Conference. Chi continua il proprio sogno, la rincorsa verso il titolo 2009, sono i
Los Angeles Lakers di Bryant: la vittoria 89-70 contro gli Hou

ston Rockets in gara 7 porta i gialloviola alla serie successiva, dove i Denver Nuggets li attendono comodamente già da 4 giorni. Anche in una serata di numeri non roboanti da parte di Kobe, ai Lakers basta un
Pau Gasol da doppia doppia (21 punti e 18 rimbalzi) per portare a casa un successo mai in discussione contro i texani sempre privi di Yao Ming. La franchigia del Colorado guidata in campo da Melo Anthony è avvisata: i ragazzi di Phil Jackson non vogliono mancare l'appuntamento con la seconda finalissima consecutiva.
Se sulla costa ovest tutto procede secondo i pronostici, la notizia più clamorosa arriva dall'altra parte degli USA. Il colpaccio in gara 7 - contro le attese della vigilia e contro il fattore campo - lo mettono a segno gli
Orlando Magic, che grazie al trionfo esterno 101-82 a Boston estromettono i Celtics campioni in carica. L'eroe inatteso è Hedo
Turkoglu: il turco cala un asso da 25 punti con 9/12 al tiro, rendendo definitivamente palesi i limiti di una squadra, quella di Pierce e Allen, in questa stagione quasi mai del tutto convincente. Confermarsi sul tetto del mondo è sempre la parte più difficile del lavoro, e coach Doc Rivers non ha fatto eccezione. Nella finale dell

a Eastern Conference, saranno Dwight Howard e compagni a fronteggiare i favoritissimi Cleveland Cavaliers di
King James.
Di certo Lebron - l'MVP dell'anno - non vorrà fermarsi proprio ora, ad un passo dalla realizzazione di un'impresa: portare in pochi anni una franchigia dal nulla all'
anello di campione NBA. E poiché in questi playoff i suoi Cavs sono ancora imbattuti, ottenere uno storico titolo in modo ancora più prepotente, senza sconfitte nella post season, può rappresentare un ulteriore stimolo per
The Chosen One. Un obiettivo che solo lui può permettersi di raggiungere. Lakers e Bryant permettendo...
10 e lode, e se fosse possibile, anche di più: alla Solsonica Rieti. Non avevo previsto un ulteriore miracolo da parte della formazione laziale, dopo quello contro la Virtus Bologna, ma è stato piacevole sbagliare. Con 7 giocatori a disposizione, nuova vittoria, e stavolta in trasferta, in una piazza ostica per molti come Biella, al termine di un match sempre in vantaggio al termine di ogni parziale. Si avvicina a grandi passi la fine del mese, dopo il quale potrebbe davvero arrivare il crac, ma è arrivata l'ennesima dimostrazione di come questa piazza non meriti una nuova fine ingloriosa. A Papalia, Lardo e tutto lo staff reatino va il massimo incitamento possibile.
10: ad Andrea Bargnani. Reduce da una forte influenza che lo aveva perfino costretto ad abbandonare il campo dopo pochi minuti nella precedente partita, il nostro è il protagonista indiscusso della netta vittoria dei suoi Raptors contro gli Indiana Pacers. Ancora una volta - ormai nessuno le conta più - sopra i 20 punti segnati, stavolta sono 27, sfiorata la doppia doppia grazie a 9 rimbalzi, ottime percentuali al tiro, con due soli errori dal campo e 100% da 3 punti. La crescita ormai non più in discussione del Mago si nota anche in quelle voci statistiche che erano i suoi punti più deboli: non soltanto stanno crescendo i rimbalzi, sempre troppo pochi solo secondo i suoi detrattori, ma Andrea sale di colpi anche nel diminuire le palle perse e i falli commessi. Questa stagione è andata, Toronto non andrà ai playoff, la palla - per costruire una squadra più ambiziosa - passa ai dirigenti canadesi.
8: alla Eldo Caserta. Quanto accaduto circa un mese fa per colpa di un manipolo di presunti tifosi rischiava di destabilizzare lo spogliatoio e di smembrare una formazione comunque attrezzata a sufficienza per evitare la retrocessione; ma la vera passione dei veri appassionati campani ha avuto la meglio, e i bianconeri di Frates non potevano che giovarne nei risultati sul campo. La vittoria di ieri contro una diretta concorrente mette una pesante ipoteca sulla salvezza, che ad oggi sarebbe del tutto meritata.
4 e mezzo: alla Fortitudo Gmac Bologna. Quell'aquila imbattibile nel fortino del Paladozza, ed in grado di espugnare potenzialmente qualsiasi campo, è un ricordo lontano.
Abbiamo finito il cuore, ci vediamo ai playoff, recitava uno striscione dei tifosi biancoblu due anni fa, all'inizio della crisi: gli ottimisti supporters della Fossa non solo non hanno visto i playoff quell'anno, ma neanche immaginavano di ritrovarsi nella situazione attuale, con la loro squadra a 2 punti dalla retrocessione in Legadue ad 8 giornate dal termine. In due anni, tra cambiamenti societari e troppe scelte alquanto fallimentari in campo e in panchina, quella che era una abituale partecipante alla finale scudetto sembra diventata una inguaribile nobile decaduta. E l'uscita dal tunnel ancora non si vede.
3: al Palazzetto di viale Tiziano. E' tutto sommato gradevole tornarci a giocare saltuariamente - come ieri e come accadrà tra due settimane - ma questo non deve riaccendere una vecchia diatriba tra gli appassionati romani. E' dal 1983 che il campo di gioco delle partite interne della Virtus Roma è il Palaeur: quando questo impianto non è stato a disposizione - negli anni del suo lungo restauro - allora era d'obbligo spostarsi altrove; così come lo stesso obbligo si ha in queste sporadiche occasioni. Ma niente di più. Perché è vero che il Palalottomatica è spesso troppo grande, dispersivo, poco adatto allo sport, e che a Roma servirebbe una alternativa, ma il vecchio palazzetto non è affatto questa alternativa. L'unica squadra che da 30 anni rappresenta la capitale in serie A non può avere un impianto buono al massimo per la B1 o per realtà di profonda provincia (anche a Biella ora ne hanno uno migliore), che non aggiunge uno spettatore in più ma storicamente ne allontana, scomodo e dai servizi inesistenti, dove diventa un'impresa anche trovare un angustissimo bagno funzionante. Se mai nel futuro - non tanto prossimo - si creerà una nuova valida opzione, sarà giusto considerarla. Fino ad allora, amen.
Il Montepaschi Siena non perde una partita casalinga di campionato italiano dal 30 maggio 2007, quando in gara 1 delle semifinali playoff fu superata dalla....Lottomatica Roma. Se poi andiamo a ricercare l'ultima sconfitta interna in regular season, bisogna tornare indietro addirittura al 14 aprile 2006, quando a batterla fu....eh sì, la Lottomatica Roma. Non so quali siano i record nazionali relativi all'imbattibilità delle squadre sui propri campi, ma sono comunque numeri che fanno paura. Se dovrà esserci una squadra che riuscirà ad interrompere questa serie, che dire, speriamo sia la stessa che ha violato per ultima il PalaSclavo.
Primoz Brezec. Quello che doveva essere uno dei principali colpi di mercato della Virtus Roma, il centro di peso che da anni mancava, in grado di aggiungere parte di quel quid che alla squadra capitolina serviva per accorciare le distanze da Siena, è sempre più un mistero. I segni di risveglio che si intravedono nelle ultimissime uscite infondono almeno un minimo di ottimismo: maggiore presenza in attacco, più tiri presi e conseguentemente più punti prodotti, fanno sperare di non rivedere ancora il Brezec intento più a giochicchiare col proprio paradenti che a muoversi sul campo. Ma se un armadio di 2 metri e 16 mette a referto la miseria di tre rimbalzi in due partite, sbaglia canestri facili da sotto e non fallisce quasi mai quelli da 5 metri, di chi è l'errore? Suo, o di chi lo considerava un centro purissimo?
Un applauso grande così, grande quanto il cuore di chi ancora veste quella maglia, alla Solsonica Rieti. A fine stagione probabilmente si chiuderà bottega, c'è chi alla prima occasione non si è fatto pregare ed ha già cambiato aria, ma chi è rimasto ha battuto di 25 punti la terza forza del campionato, quella Virtus Bologna che pochi giorni fa aveva fatto sudare la Coppa Italia al Montepaschi. L'augurio disinteressato è che per questi ragazzi arrivi la salvezza sul campo; se poi sarà davvero impossibile salvare una bella realtà del basket italiano - che già in passato ha patito tanto - magari per vederne venduti i diritti di Serie A al miglior offerente, la sconfitta non sarà soltanto dello staff dirigenziale reatino.
Ancora 15 punti per Gallinari in NBA, in un match equilibratissimo quale è stato il derby tra i suoi Knicks ed i NJ Nets. Nel rapporto tra minuti concessi e rendimento prodotto, Danilo sembra già ben oltre gli standard di un esordiente venuto fresco fresco dall'altra parte del mondo, e per giunta frenato troppo a lungo da guai indipendenti dalla sua volontà. Si accettano scommesse: la stagione 2009/2010 sarà quella del gran botto (ovviamente in senso positivo)?
Chissà se in Italia, o almeno all'interno della Federazione, c'è chi fa il tifo per i tre giocatori italiani impegnati nel campionato NBA augurandosi che sfoderino prestazioni sempre più valide, ma contemporaneamente spera che le loro squadre perdano quante più partite è possibile... Resta infatti altamente probabile che nessuno tra Bargnani, Belinelli e Gallinari arriverà a giocare i playoff con la propria franchigia. Se però poi questo servirà davvero a far sì che la Nazionale azzurra si presenti ad agosto a giocarsi la qualificazione agli Europei al gran completo, sarà tutto da scoprire...
L'unica cosa ragionevole da fare a tutt'oggi è godersi una situazione per noi inimmaginabile fino a una manciata di anni fa, quando soltanto le fantasie più ardite osavano prevedere un atleta nostrano protagonista nel Nuovo Continente: figuriamoci vederne tre, ognuno dei quali sta dando il proprio ottimo contributo, proporzionalmente al minutaggio concessogli e alla sua maggiore o minore esperienza sui campi d'oltreoceano.
I 17 punti sfoderati dal rookie Danilo Gallinari nell'ultima uscita dei suoi NY Knicks, con tanto di sudata vittoria, fanno ben sperare soprattutto riguardo alle condizioni fisiche del più giovane dei nostri; se dovesse arrivare una guarigione pressoché completa dai suoi atavici guai alla schiena, il pubblico del Madison potrà dimenticare del tutto i già lontanissimi - e rimasti inspiegabili - fischi della notte del draft. Anche Marco Belinelli sembra sulla via del ritorno verso quei livelli altissimi mostrati prima dello stop per infortunio: 3 gare consecutive in doppia cifra, con tanto di stupefacente presenza ripetuta in quintetto base, denotano che nell'ambiente dei Warriors c'è fiducia intorno al bolognese. Vista l'aria che tirava fino allo scorso novembre, questo per Marco è il miglior successo personale e morale.
Capitolo Bargnani. Partiamo dall'ultima pagina, quella di stanotte. Toronto è stata battuta in casa dai Miami Heat e può dire addio ai playoff, ma c'è uno soltanto tra i Raptors che ha vinto, ed è proprio il Mago. Dall'altra parte, nel team della Florida, c'era colui che la stralunata dirigenza canadese aveva scelto la scorsa estate come centro titolare, quel Jermaine O'Neal che per mesi ha tarpato le ali ad Andrea togliendogli spazio, responsabilità, fiducia, rendendo oltretutto molto al di sotto del previsto. La prima battaglia vinta da Bargnani è stata lo scalzarlo dal quintetto titolare, la seconda il far rinsavire lo staff dei Raptors a suon di canestri fino alla cessione di O'Neal; la terza ed ultima è arrivata stanotte, con il Mago nettissimo vincitore della sfida personale con l'ex compagno.
La candidatura di Andrea al premio di Most improved player NBA dell'anno è doverosa. Forse non gli verrà assegnato, ancora più probabilmente è un riconoscimento dall'importanza assai relativa, ma qualcosa vorrebbe dire a livello morale per l'Italia cestistica nel suo insieme, che da troppo tempo non raccoglie nulla e che ha bisogno di continue iniezioni di fiducia.